Parole per... Riflettere.

 Ancora una volta parlo di lei.

Perché è più di una migliore amica, più di un’amante. Anzi, no.
Ciò che ella fa per me è qualcosa di unico. Il suo ruolo nella mia vita non può essere svolto da altri: lei è oggettivamente necessaria… A volte fa paura, a volte rabbia, felicità, incredulità, invidia, orrore, orgoglio, a volte ancora affetto.
Ma che sto dicendo?
Voglio parlare di lei perché è enorme. Ha mille particolarità e infinite sfaccettature, per cui è un ottimo argomento.
Anzi, voglio parlare di lei perché l’amo.


Ella si inscrive in un rettangolo. Più precisamente in un trapezio isoscele, di quelli a piramide senza cima. È generalmente gelida al tatto; liscia; coriacea. Poi dipende dai punti, perché sui fianchi verso il fronte è piuttosto malleabile, mentre in basso - quasi sotto - è ruvida.
Ha la caratteristica di essere sempre sporca. Questo perché non ho abbastanza soldi da permettermi una rimessa. Quindi la lavo: prendo il mio panno, un catino e l’aspirapolvere, perdo mezza giornata, mi sporco tutta io stessa. Ma al tramonto la luce passa attraverso i finestrini, si riflette sulla carrozzeria metallizzata, la trasforma in una sagoma.
La osservo, immobile proprio come lei, e mi sento in pace con il mondo. Grazie alle sue contorte leggi ella ha potuto esistere, io sono nata con un paio di occhi per osservarla e siamo insieme in questo spazio e in questo tempo. Mi basta questo per essere felice: ah, quanto l’amo.


Apro la portiera: ha un maniglia peculiare che negli anni novanta doveva sembrare il futuro, ma che ad oggi fa semplicemente sorridere. La guarnizione, ora che l’ho passata con un panno umido, fa un rumorino indefinibile; e quando mi accomodo sul sedile, si odono mille rumori di assestamento.

È il suo modo di darmi il benvenuto; mi sento in colpa per tutte le volte che ho ignorato questo messaggio, magari preoccupata di partire o ancor peggio, di arrivare. E poi inserisco la chiave e metto in moto i suoi cinquantotto cavalli, già troppi per le mie ridicole necessità.


Ci sono così tante cose delle quali parlare: i suoi interni, il suo aspetto esteriore, la strada che è il suo regno, il rumore che fa, i problemi che pone e i vantaggi che porta. Ma oggi mi va di approfondire le emozioni che suscita mentre viene guidata.

Sì, perché quando fa freddo e una rotonda viene presa troppo velocemente, lei slitta facendomi saltare il cuore in gola per lo spavento. C’è poi la paura di averla rovinata dopo una buca, o un dosso, oppure il timore di scivolare nel fosso in una strada di campagna e rovinarla così irrimediabilmente, o di rigarla nel parcheggiare.

E di più, c’è l’abbraccio che sa darti - caldo d’inverno, fresco d’estate - da dietro con il sedile imbottito, da davanti con il dolce soffio dei bocchettoni. C’è il senso di salvezza che trasmette offrendo riparo al mio corpo con il suo dalla pioggia, dall’umidità della nebbia e persino dal calore del sole.
C’è la sensazione adrenalinica che si può provare solo dietro il volante, in una lunga strada libera e diritta.

E soprattutto c’è la vista che offre attraverso il parabrezza, quelle montagne vestite di un manto bianco, quelle colline verdi di vigne, quelle città che di notte diventano presepi. Non si può far altro che osservare tutto questo per brevissimi attimi: ciò le rende tanto speciali, insieme alla necessità di ignorare il grigiore della strada e del guard-rail, la spazzatura abbandonata di fianco alla carreggiata, i cavalcavia, i pali della luce e i cartelloni pubblicitari sbiaditi, per godere dello spettacolo.


Ed ora, dato che fuori c’è un sole mozzafiato, vogliate scusarmi: andrei a fare un giretto.


Commenti

Post popolari in questo blog

La Rêve

La Creatura

Armonia