FF: Street Fighter
Se decidessi di inserire in questa pagina tutto ciò che ho scritto su Street Fighter, finirebbe per contenere più del doppio di tutto il resto.
Nonostante io abbia effettivamente giocato per un solo anno al quarto titolo della saga (qualche giorno ai precedenti, e soltanto guardato "A Shadow Falls" perché non ho ancora i soldi di prendere una play 4 né tantomeno di migliorare il pc), ho dedicato migliaia di parole ai lottatori della saga. Ad Abel, il giovane francese con problemi di memoria, in particolare. Per quanto riguarda lui, in un primo momento (e dato che non conoscevo SFV: speravo ancora, illusa, che presto avrei potuto provarlo) ho voluto appoggiare con decisione la sua origine "umana".
Ho dato al mio otc diversi passati possibili, finché non ho preso visione della storia del quinto capitolo, e capito che non c'è speranza per lui. Così ho descritto la sua creazione in laboratorio, e ho trovato che il suo salvatore, Charlie Nash, soffrirebbe parecchio nello scoprire che non è un vero "umano"... Finendo per scrivere una mezza dozzina di fanfiction su un loro possibile rapporto.
Quel che vale la pena condividere riguarda la storia di trenta capitoli sull'infanzia di Abel, una delle one-shot scritte a novembre 2019 sui personaggi più vari, e i tredici capitoli che raccontano l'unione amichevole (...) tra Nash e Abel.
Aggiungo anche una relazione che ho fatto, in lingua inglese, nella prospettiva dei Visual Studies.
The Ideal Player - images in an evolving story
Analisi in lingua inglese del videogioco Street Fighter IV come fenomeno di Cultura visiva. Questo perché non si tratta solo di picchiare chiunque incontri, nel videogioco, non almeno negli ultimi due capitoli.
Capcom has provided pieces of its fighters’ everyday lives since Street Fighter II, depicting them to the fans as real people, much more then just as imaginary characters, stereotypical roles, or as sort of actors.
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Was it all a Dream?
Questa storia non fa una piega rispetto alla trama di Street Fighter IV. Un giovane francese viene rapito da un'associazione criminale dalle conoscenze fantascientifiche, che ne crea un mostro che non è capace di distruggere. Egli, quindi, fugge - innanzitutto perché l'associazione non è ancora al culmine della sua potenza, e in secondo luogo perché un diligente e responsabile militare lo aiuta - e si unisce a un gruppo di mercenari, che lo educano a quel mondo che aveva dimenticato (in quanto gli hanno lavato il cervello durante la prigionia). Il racconto termina con la scena di inizio del videogioco.
L'impostazione "colloquiale" del racconto, e la ricchezza di immagini (per ambientare precisamente ogni momento nella storyline canon) ne fa una storia adatta ad un pubblico giovane e giocherellone, lo stesso tipo di pubblico che ha ingiustamente dimenticato la grandezza del titolo videoludico al quale il protagonista appartiene.
In cuor suo, Balrog ha sentito agire forze contrastanti quando il nasino delicato, dalla punta all'insù, e gli zigomi appuntiti del viso altrimenti bambinesco di Abel si sono materializzati dalla luce candida del lampione che stava a poche frazioni di metro da lui.
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Post Himself
[...] ha sentito il cuore riempirsi d’un sentimento indescrivibile. Quel viso, quella voce che riudiva per la prima volta, quel sorriso che lo aveva riportato indietro nel tempo e nella memoria: era lui, era lui e su questo non resisteva il minimo dubbio.
Ho voluto raccontare l'esperienza "fantastica" (nel senso di "fittizia", "irrealizzabile", neanche un po' verosimile) di qualcuno che si sente bene a guidare la sua prima autovettura, che parte da solo per un viaggio subito dopo aver imparato a guidare e che si diverte nel farlo.
Il discorso iniziale riguardo l'amnesia del protagonista giustifica questa pazza idea che ho avuto - forse aveva già guidato, nel passato perduto, e sebbene non ce ne sia traccia nella memoria cosciente, il suo corpo conosce da solo i movimenti corretti da fare dietro il parabrezza.
C'è un altro motivo per cui questa storia mi è cara. Io l'ho scritta pensando molto forte ad una mia amica. E lei era ancora viva quando ho scritto e finito e corredato di immagini e di tutti i suoi riferimenti questo racconto.
Il Dada, altro elemento portante (si potrebbe definire Attendue Normalité un crossover SF/Dada) (reso possibile dalla nazionalità del protagonista), era il suo movimento artistico preferito e l'ho inserito proprio pensando a lei, l'ho fatto per lei.
Mi fa molto strano parlare di tutto questo al passato.
Non è l'unica storia che le ho dedicato prima, durante o anche dopo la stesura. Ma sicuramente è, per così dire, sulla vetta di questo piccolo olimpo.
Nell'ultimo capitolo c'è un riferimento a Charlie Nash, che al contrario della maggior parte delle altre mie ff, è esplicitamente deceduto e quindi è solo un eroe, un esempio per il protagonista.
Il sole è calato e lui non ha reagito che accendendo i fari[...]. Vorrebbe rimanere così per l’eternità - dietro quel volante, sotto quel parabrezza, con lo sguardo sulla strada illuminata solamente dai fari giallastri, caldi della Jeep.
Io, comunque, ho qualcosa da dire su questa storia.
Innanzitutto è la cosa più bella che io abbia mai scritto. Quindi potrei cancellare tutto il resto e lasciare solo lei, se soltanto riuscissi a pubblicarla decentemente.
In secondo luogo, si tratta del tentativo di "salvare" Charlie Nash, un personaggio che ogni volta che compare deve morire. Male.
L'hanno inserito la prima volta in SF Alpha, dove muore spinto in un burrone dai colpi di mitra dei suoi stessi soldati. Poi in altri titoli, dove la sua presenza è esplicitamente da considerarsi "non canonica" o "ipotetica". E infine dentro SFV, dove è uno zombie che, in tutti i finali possibili, esplode insieme a Bison.
Ho fatto così: sono partita da uno spunto di tenerezza, immaginando la riscoperta del mondo da parte di Abel e il ruolo di "maestro" che è spettato al suo salvatore. Ho calcato il ruolo della fiducia tra loro fino a renderlo l'alveo della storia, quel legame salvifico attorno al quale si sviluppa la storia.
Talvolta l'unica soluzione è la magia: il misterioso incantesimo dell'amore.
Era così vivo, quell'uomo, pur nella sua situazione. [...] Il suo cuore pulsava sotto la pelle e faceva circolare il sangue in ogni angolo del corpo alimentando anche la mente, che è quanto caratterizza un vero umano. Mente che funzionava alla perfezione, in ragionamenti, comportamenti, memorie e tutto il resto, al contrario di come aveva 'funzionato' quella di Abel.
A novembre duemiladiciannove ho preso una decisione:
| Mese XI - Contaparole, introduzione |
E dato che una sfida è anche una promessa... Il nostro non può che essere un "arrivederci".





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